Brivido di libertà

“L’unico sfogo del mio essere era legato all’unico sentimento della mia anima, l’odio.
L’unico sentimento che ha scaturito il peggiore tra i sette peccati capitali, l’ira.”
Quel brivido si fece nuovamente presente, percorreva tutta la testa. Da orecchio a orecchio sentivo un’evidente voglia di sfogo, come se i nervi implodessero dentro al mio cervello. Andava sempre così, non esplodevo mai, scaricavo sempre su me stesso quella dose di odio e rancore che avrei dovuto scaricare agli altri. Preferivo comportarmi così, per rispetto del prossimo; quel rispetto che nei miei confronti era da sempre uno spettacolo di falsità. Ero ormai una bomba ad orologeria ricca di odio, come se nel mio cervello sentissi il rumore del timer scorrere velocemente. Non potevo più rischiare un’altra implosione, avrei potuto scaturire chissà quale altro sfogo oltre a quello che riuscivo sempre a sostenere. Così, un giorno, mentre ero nella mia totale tranquillità, quel brivido tornò con una tale differenza che scaturì un estremo impulso dentro di me; come se al posto del cuore avessi una mitragliatrice. Ero immerso in una cruenta incoscienza, come se i miei occhi fossero assetati di sangue; non vedevo altro che brandelli di carne. Alla fine, quando il mio essere tornò in sé stesso, la mia coscienza seppur sfinita era libera.
La libertà era mia anche dietro le sbarre, ero libero anche con tre ergastoli e con dieci vittime sulle spalle.

So che definirmi innocente è da stupido, ma voi non sapete quanto le parole uccidono dentro; nessuno è innocente. Qualcuno di più, qualcuno di meno, è sempre disposto a fare del male al prossimo. Un male che non sempre si vede e per quanto io abbia lottato con me stesso a contrastarlo, ne sono caduto vittima. Vittima dell’odio e di conseguenza, vittima dell’ira. È inutile pentirsene quando ormai è troppo tardi, se ho commesso i miei sbagli è perché non ho saputo dominare il mio impulso.
Sono passati già cinque anni da quel giorno e proprio oggi ho deciso di raccontarvi un pezzo della mia vita, un episodio che ha caratterizzato la mia vita. Penso e scrivo mentre sono seduto su questo scomodo letto di cella. Penso a chi fa un brindisi alla mia giustizia e mi augura la morte. Penso soltanto a loro, perché la loro vittoria è che io sia tra le sbarre, ma non sanno che con quante sbarre possono circondarmi, io mi sento libero.

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