I Padroni della Vita

Non è facile raccontarvi di ciò che riguarda della vita di ognuno di noi. Nessuno mi crederebbe, ma finirei comunque per condannare la mia stessa vita alla morte.
È difficile tenersi dentro un peso che pian piano ti strappa la vita, e comunque sia, di conseguenza a ciò che dirò, il timer del conto alla rovescia mi trascinerebbe nel suo vortice di panico e rassegnazione.
Le due scelte, se pur difficili, mi porterebbero a morte certa. La prima, al suicidio. La seconda invece, ad un qualcosa che nessuno (o almeno credo) può immaginare.
"Che la morte sia la giusta causa per aiutare gli altri".
Così mio nonno mi disse un giorno. Lui che della sua vita ha lasciato un valore immenso, e con la sua morte quel valore è diventato indelebile, tanto quanto la sua saggezza da maestro di vita.
Credo che le parole non vadano del tutto al vento. Entrano in tutti noi, e anche se non vogliamo, restano. Non mi importa degli scettici e dei superstiziosi, mi importa soltanto il fatto che le mie parole verranno incassate da chiunque in un modo o in un altro. Sta a voi reagire come meglio crediate.
13/12/1953
Era una mattina spenta e malinconica. Il cielo
dal color grigio piombo appesantiva le palpebre, costringendo al mio umore di dedicarsi per un po alla sua parte depressiva.
Dalla finestra di camera mia, seduto sul letto, l'orizzonte era tagliato da una montagna avvolta da nubi che davano l'impressione di un inferno terrestre. l'immagine infernale con cui il cervello appena sveglio si era lasciato trasportare, svanì. Adesso c'era soltanto la realtà di un tempo che rifletteva una violenta perturbazione invernale. Tra flash di fulmini e boati dei propri tuoni, tre luci di un rosso acceso fluttuavano in aria come un paracadutista che perde il controllo del proprio paracadute. All'inizio pensai ad un disastro aereo imminente, ma poi guardando meglio l'oggetto in questione cancellai questa teoria. Era un oggetto strano, mai visto fino all'ora. Aveva una forma piramidale di colore grigia. Man mano che si avvicinava all'impatto, ai miei occhi ingrandiva. Era diretto nella mia direzione alla velocità di un meteorite incandescente. Nel panico iniziai a correre verso l’altra parte della casa per proteggermi dall'impatto. Rannicchiato in un angolo della cucina dietro al divano, i miei scudi extrasensoriali si concentrarono in un’espressione facciale di estrema sofferenza. Per vari minuti restai li ad aspettare. L'impatto doveva aver colpito altrove, scansandomi. Ma avrei comunque dovuto sentire un boato esplosivo. Ed invece no.
Ora il panico era altissimo. Riuscivo a compiere qualsiasi atto motorio a stento. La mia pallida faccia metteva in risalto le occhiaie sotto due occhi sgranati. Il mio cammino era paragonabile a quello di uno zombie. Pian piano tornai verso camera mia. Arrivato davanti la finestra niente era come prima. Il tempo era bellissimo. Un sole splendente bruciava l'estate. Non era inverno.
Mi immaginai tutto.
Diedi ulteriormente colpa all'immaginazione del mio cervello appena sveglio.
Mi domandai come fosse possibile che tutto ciò era frutto dell'immaginazione? Forse magari un episodio isolato di sonnambulismo?
No.
Non era sonnambulismo.
Assolutamente no.
Distolsi lo sguardo dal vuoto, mi girai per andare a riposare. Una volta girato verso il letto, una figura di un essere deforme era in piedi davanti a me. I suoi occhi erano grandi e perfettamente circolari. La sua testa era enorme e la sua pelle era grigiastra.
In un lampo di tempo pari ad un massimo di cinque secondi, questo essere aveva toccato il mio orecchio ed era scomparso nel niente. un attimo dopo la sua scomparsa crollai in un sonno profondo.
Al risveglio pensai che ciò fosse soltanto un brutto sogno.
Soltanto dopo diversi giorni mi accorsi che dietro al mio orecchio c'era un codice identificativo.
Non so fino a quanto potrò vivere.
So soltanto che la mia vita è nelle mani di questi esseri.
Non voglio che si risalga al mio nome.
Non ho evidenziato il luogo per essere sicuro che nessuno mi rintracci.
Nessuno tranne loro.

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