Ombre

Era di mia abitudine seguire le ombre, che fossero di animali o persone, poco importava. 
Se dovevo descrivere la mia libertà, la definizione la trovavo in un’ombra. Restavo imbambolato per diverso tempo a guardare anche le ombre degli alberi e delle piante che il vento percuoteva.
Le amavo così tanto da farci anche l’amore. Avevo comprato un manichino, lo collocai di fronte alla finestra di camera mia in modo che la luce dasse ad esso la giusta ombra.
Feci così persino con i bisogni primari e di conseguenza giorno dopo giorno mi ammalai sempre più.
Di me non esisteva niente di più oltre alla mia ombra, lei con i suoi movimenti mi donava la vita.
Ma un giorno le cose peggiorarono, la stanchezza mi indebolì così tanto da scaturire in me un esaurimento nervoso e di conseguenza scagliarmi contro l’unica cosa che da sempre amavo.
Il dottore mi disse di non restare solo nonostante sapesse che il mio essere non era il frutto di una semplice misantropia. La mia patologia mi stava uccidendo e le persone stesse non mi erano di aiuto, mi deridevano, nonostante io non fossi come loro. 
Ero classificato “malato di mente”, questa parola di bocca in bocca era paragonabile a tanti chiodi che si conficcavano nella mia coscienza. Sebbene non sia normale una psicopatologia come là schizofrenia non deve essere derisa dal prossimo.
La percezione del mio mondo era data da essa ed anche se era un mondo diverso, nascondeva altrettante meraviglie.
Vi scrivo tutto questo perché è tutto quello che ricordo, ormai la mia mente è in balia della morte. 
Ho paura, sento spegnermi secondo dopo secondo. 
Ho paura per il semplice fatto che nel posto dove andrò a finire regni soltanto trasparenza e quindi morirei nuovamente.
L’insicurezza di cosa troverò in quel posto, svanirebbe solo quando le ombre siano le sole ad essere vicine a me, in quel caso non morirei mai più.

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